Prima di intraprendere qualsiasi azione militante, prima di pianificare un programma di azioni che sfoci nella prassi politica di un movimento, occorre creare quell’ossatura interiore che serva a tener in piedi il nostro quotidiano agire nella società attuale. Conoscere, innanzitutto, un mondo che non è più, ma che al contempo è sempre stato e sempre sarà, poichè non ha bisogno di essere realizzato per non perdere la sua validità eterna; quale è il mondo della Tradizione. Conoscersi e mettersi alla prova, raccogliersi e custodire se stessi per decantarsi progressivamente e migliorarsi alla luce dello studio del mondo tradizionale, rispecchiandosi spontaneamente in una gerarchia di valori che il mondo moderno ha capovolto; avvertire, intuire, un polo attrattivo di principi, prenderne la dovuta consapevolezza affinando la propria anima sul modello tradizionale, disintossicarsi dalla modernità, allontanandosi poco per volta ma definitivamente dall’attuale prototipo di genere umano, degradato rovinosamente all’ultimo stadio d’essenza e di esistenza. Intuizione, ricordo, consapevolezza; all’ombra di queste parole d’ordine deve svilupparsi dentro ognuno di noi, non già la figura del semplice militante, bensì quella del soldato politico che non conosce congedo, la cui lotta è eterna perché eterno è il suo fronte ideale, quello del bene che si oppone al male. Delineare quindi la fisionomia del soldato politico è la prima esigenza che ci viene incontro; qualcuno l’ha considerato come “punto di intersezione tra il realismo eroico jùngheriano, il codice samurai, la spiritualità indù e la jihad islamica” (per comprendere appieno questo paradigma può venirci in aiuto un insieme di articoli di Evola raccolti nel testo “Metafisica della guerra” ed in particolar modo il capitolo de “La dottrina aria di lotta e vittoria”), ma riteniamo che l’esempio pratico cui tendere sia rappresentato dalla figura del legionario della Legione dell’Arcangelo Michele e della Guardia di Ferro costituite da Corneliu Zelea Codreanu in Romania. Nell’essenza del soldato politico, quindi, forte è la figura archetipa dell’eroe, proprio come la delinea Max Scheler, docente tedesco di filosofia e di studi antropologici, nel suo testo “Modelli e capi”: <Ardimento, coraggio, valentìa, presenza di spirito, risolutezza, amore per la lotta, audacia, amore del rischio distinguono l’eroe dall’uomo pusillanime, dall’uomo che cerca solo la sicurezza. Lo distinguono, inoltre, la capacità di soffrire, la capacità di sopportare, a prescindere da tutto, in relazione a qualcosa” (concetto che si lega al “realismo eroico” di cui avevamo accennato pocanzi). Ma fra le qualità denominate specificatamente eroiche, e di cui il soldato politico farà tesoro, troviamo anzitutto la “padronanza di sé”, giacchè solo chi è in grado di esercitare il massimo potere su sé stesso, saprà esercitare il potere anche sugli altri.
IL soldato politico rappresenta, come abbiamo visto, un tipo antropologico distinto dall’individuo borghese tipico del mondo moderno. E’ l’uomo differenziato che “in essenza sente di essere di una razza diversa da quella della grandissima parte dei suoi contemporanei” e che scorge nel mondo della Tradizione (con la sua concezione sacrale, organica e gerarchica del tutto), la terra in cui non sarebbe uno straniero. Si connota per l’aderenza ad una particolare conformazione interiore: sobrietà, fedeltà, profondo senso dell’onore e del giusto, disciplina, senso della gerarchia, dedizione perseverante al dovere, accettazione silenziosa e stoica del proprio destino, identificazione totale con la propria comunità. Intimamente tragica ed austera, eroica per vocazione naturale, questa figura d’uomo aderisce ad un istinto -frutto di un indole pre-natale, di un vero e proprio palinsesto genetico- che non chiede né dà ragioni. In tale figura -che erede dello spirito di guerra assume il militarismo come modo di sentire, trasferendo in tempo di pace lo spirito del fronte- si possono rintracciare i lineamenti del tipo umano capace di trascendere l’essenza borghese, l’individualismo tornacontista, il mercantilismo politico.
Ogni soldato politico deve rivelarsi, come abbiamo già detto, più che un semplice militante che aderisce ad un dato programma o ad una ideologia, un “devoto” della propria visione del mondo, deve incarnare un vero e proprio “stile di milizia” scevro da ogni coinvolgimento utilitaristico, da ogni moto impulsivo ed irrazionale. Lucido, distaccato, consapevole della sua funzionalità nell’eterna lotta del bene contro il male, dell’ordine contro la decadenza, e facendosi strumento di istanze sovra-individuali deve costituire o integrarsi in Comunità organiche di Destino - le Elite - la cui funzione sia di “pedagogia politica” e di risveglio delle coscienze, col proposito di estrarre dal popolo i migliori, per garantire la continuità e l’organicità di un Fronte di Servizio in cui la milizia degli uomini sia simbolo terreno della milizia celeste.
Sono accenni che rimandano al necessario studio dei seguenti testi: - Ritorno al reale. Gustave Thibon - Per i legionari, Guardia di Ferro. C.Z.Codreanu - Metafisica della guerra. J. Evola - Lo stile eroico. J.Kitayama - Per l’ordine nuovo. S.Artuso
Sembra di sentire la vecchia canzone: si potrebbe andare tutti allo zoo comunale .. gridare aiuto è scappato il leone e veder di nascosto l’effetto che fa! Mentre una crisi minaccia l’intera Europa – e non solo – e mentre il Belgio si trova a fare i conti da sempre con il contrasto etnico e culturale tra la Vallonia (dove si parla francese) e le Fiandre (dove si parla fiammingo) oltre che con un’instabilità politica cronica preoccupante, in un Paese dove lo scandalo pedofilia ha negli anni toccato il culmine, quale tragedia angoscia i politici del Belgio democratico? La bandiera delle Fiandre naturalmente perché essendo un leone rampante (Leeuw van Vlaanderen) è troppo aggressivo! Questo simbolo – il Leone nero in campo giallo – risale al 14° Secolo e per centinaia di anni nessuno ha avuto da ridire, ne fiammingo ne straniero, ma oggi, essendo associato ai militanti nazionalisti fiamminghi del VB, il leone feroce spaventerebbe turisti e investitori! I politici del Belgio democratico che finalmente si sono accorti del pericolo, sono ovviamente addolorati da tanta aggressività e hanno subito lanciato un concorso per varare un nuovo simbolo politicamente corretto per le Fiandre. Hello Kitty forse andrebbe bene.
comunicato consegnato dai giovani della west bank all'ONU
Il 2 novembre 2011, due imbarcazioni con a bordo 27 civili provenienti da vari paesi, tra cui un nostro giovane rappresentante, sono salpate verso Gaza. Conoscendo le tattiche violente che Israele ha usato per intercettare le precedenti barche dirette a Gaza, tra cui l'assalto militare dell 31 Maggio 2010 verso la Freedom Flotilla, che ha provocato la morte di nove volontari e il ferimento di oltre 50, chiediamo alle Nazioni Unite di adottare misure urgenti per proteggere questa missione così come per porre fine alla complicità col criminale blocco israeliano verso Gaza. Il soldato israeliano Gilad Shalit è stato restituito alla sua famiglia, eliminando così uno dei principali pretesti, sebbene non fosse una giustificazione, di Israele per il severo assedio imposto su Gaza. E mentre 1.027 prigionieri palestinesi sono stati scambiati per Shalit (anche se 550 devono ancora essere rilasciati), oltre 1,5 milioni di palestinesi rimangono intrappolati in una prigione chiamata Gaza.
A scuola, all'università, e attraverso le nostre organizzazioni, abbiamo appreso i diritti umani e il diritto internazionale, eppure sembra che i palestinesi rientrino in una classe di persone a cui questi diritti non si applicano. Come i neri in America mezzo secolo fa, o in Sud Africa due decenni fa, siamo vittime di una ideologia escludente e di quelli che la tollerano e la rendono possibile. Infatti le voci che parlano con più vigore di diritti umani, libertà, stato di diritto, sono quelle stesse che rendono possibile la violazione sistematica di questi stessi principi. Siamo stanchi di ascoltare questi enti ipocriti che non rispettano il nostro popolo, ma solo a parole i nostri diritti e aspirazioni. Cosa ci guadagna l'ONU a condonare questa ipocrisia, questo doppio standard e le sistematiche violazioni delle sue stesse leggi e principi? Lo scorso maggio, nel tentativo di scoraggiare la Freedom Flotilla II, Segretario Generale Ban Ki Moon ha dichiarato che tutti gli aiuti a Gaza avrebbero dovuto passare attraverso "valichi legittimi e canali prestabiliti", che in pratica significa attraverso Israele. È una vergogna vedere il capo di una organizzazione mondiale che dovrebbe difendere e promuovere i diritti di tutti i popoli, parlare in nome di una potenza occupante belligerante, a scapito di un popolo occupato. Smettete di trattare Gaza (e la Palestina nel suo complesso) come una questione di beneficenza! I nostri problemi e la crisi umanitaria sono il risultato di deliberate politiche israeliane che ci negano libertà e diritti umani. Non ci sono "canali prestabiliti" per la nostra libertà che passino attraverso Israele.
Noi, giovani palestinesi nati e cresciuti sotto il giogo dell'occupazione, dichiariamo il nostro appoggio e la piena partecipazione in azioni palestinesi ed internazionali nonviolente che sfidino la brutalità di Israele, in particolare l'assedio israeliano verso Gaza, che, secondo le stesse dichiarazioni delle Nazioni Unite, costituisce un'illegale punizione collettiva verso la nostra gente. Facciamo appello alle Nazioni Unite, che hanno il compito di mantenere la pace e la sicurezza mondiale, a smettere di riconoscere ed rispettare l'assedio, perchè questo serve solo a dare falsa legittimità alle pratiche di Israele, consentendo in tal modo di continuare questa punizione collettiva, e sporcando così l'intero sistema delle Nazioni Unite. Spetta alle Nazioni Unite adottare misure urgenti per proteggere le imbarcazioni in rotta verso Gaza, e tutti i volontari umanitari a bordo, nonché dichiarare il sostegno a quest'azione umanitaria, progettata per fare quello che l'ONU ei suoi stati membri finora non sono riusciti a fare.
Diciamo oggi, senza mezzi termini, alle Nazioni Unite, al Segretario Generale, e a tutti Paesi che, attivamente o attraverso la complicità (tra cui il silenzio e l'inazione), sostengono la punizione collettiva e l'oppressione continua del popolo palestinese - “lottate per ciò che è giusto o rimanete fuori della nostra lotta, state fuori dalla nostra strada.”
Qui si celebra la morte della lingua italiana Qui si scrive la storia come più ci piace Qui si esalta la unica vera filosofia, quella della vecchia e sempreverde faiga
Un ballo sul cadavere dei talk show televisivi, un rataplan sulle curve delle veline, l’amore incondizionato per le mutande di Antonio Zequila questo è FEUER FREI.
Dall’alto della nostra cassa di pomodori scaduti, celebreremo le camicie sporche di sugo, le cravatte male allacciate, i pantaloni a zampa di elefante e chi beve birra nelle tazze di caffè.
Non abbiamo la verità in tasca e l’unica politica che riconosciamo è quella dello sberleffo. Qui, in questo preciso istante, proclamiamo nostro Duce e Conduttore Supremo, l’intrepido occupatore dell’Avogadro il solitario cantore di versi disperati, l’originale rivisitatore di Voltaire. Non condividiamo quello che dici e siamo pronti a dare la vita affinché tu non lo dica.
Racconteremo i succhiotti e le sospensioni al Giulio, i “colpi alla walter sabatini” che ancora aspettiamo le infinite chiacchierate notturne a Capo Nord e la trascinante simpatia del responsabile “ufficio complimenti e pacche sulle spalle”.
In questo gelido inverno, ci riscalderemo col fuoco delle nostre storie, con l’ardore della nostra gioventù.